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Cultura.pesarourbino.it
Provincia di Pesaro e Urbino
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Museo archeologico e Pinacoteca del Palazzo "Malatestiano"

Cenni storici

Il Palazzo Malatestiano sorse per volere di Galeotto I Malatesta dopo il 1357; la parte più recente fatta erigere da Pandolfo III Malatesta, tra il 1413 e il 1421, ospita:

  • la Pinacoteca
  • il Museo Civico Archeologico

Pinacoteca Civica

Guercino, Angelo Custode, 1641.
Giovanni Santi, Madonna col Bambino in trono fra i santi Elena, Zaccaria, Sebastiano e Rocco, fine XV sec.

Fu istituita assieme al Museo Archeologico nel 1898 e rappresenta una delle più pregevoli raccolte di dipinti delle Marche. Espone opere di scuola locale ma anche veneta, bolognese e romana. Testimonia l'excursus della pittura in Fano e nelle Marche dal XIV secolo ai giorni nostri, evidenziando i contatti che tale terra ebbe con le più diverse correnti artistiche. Il nucleo originario della Pinacoteca è costituito dalle opere provenienti dagli edifici delle Congregazioni religiose soppresse con il decreto Valerio nel 1867, cui si aggiunsero nel tempo lasciti e donazioni quali la raccolta del collezionista Antonelli e il lascito Vici Martelli. L'ordinamento delle opere risponde prevalentemente al criterio cronologico. Il percorso inizia dalla Sala del caminetto, al primo piano, e termina con la Sala del XIX e XX secolo.

Sala del Caminetto:
è situata al piano nobile, qui si possono ammirare i dipinti più antichi dei secc. XIV – XV (tempera e olio). Le opere esposte sono costituite, per la maggior parte, da pale d'altare con il Trittico recentemente attribuito al Maestro del Polittico di Torre di Palme e il Polittico di Michele Giambono e del Maestro di Roncaiette, composto da due ordini sovrapposti di tavole, proveniente dalla chiesa di Santa Maria sul Ponte Metauro. Alla fine del XV secolo appartiene la grande tavola dipinta da Giovanni Santi per la chiesa di S. Croce in Fano che raffigura la Madonna col Bambino in trono fra i santi Elena, Zaccaria, Sebastiano e Rocco. Vi sono inoltre due frammenti di affreschi provenienti dalla chiesa di S. Pier Celestino in Saltara ed una grande croce lignea attribuita alla Bottega Morganti.

Sala Grande
E' disposta sul medesimo piano, adiacente alla precedente. Un tempo era destinata alle riunioni del Consiglio Comunale e ai ricevimenti offerti dal Magistrato cittadino. Vi sono esposti quadri che appartengono al XVI e XVII secolo provenienti prevalentemente da chiese soppresse o non più aperte al pubblico. L'allestimento della sala ha ricevuto nel 1999 un nuovo assetto con l'intento di ricreare, utilizzando pannelli disposti sui lati lunghi delle pareti, una serie di spazi, quasi delle cappelle, che rimandano alla provenienza originaria delle tele. Di notevole interesse è l'imponente tavola dipinta da Bartolomeo e Pompeo Morganti con San Michele Arcangelo che abbatte Lucifero e Cristo che resuscita Lazzaro; il David con la testa di Golia attribuito al Domenichino, le pregevoli tele di Simone Cantarini, di Giovanni Francesco Guerrieri e l'ammiratissimo Angelo Custode del Guercino. La visita prosegue in due ambienti, in uno dei quali è collocato un pregevole lavabo rinascimentale.


Sala Morganti
Il percorso museale prosegue scendendo al piano terra per giungere alla cosiddetta Sala Morganti, cui si accede da una porta laterale che si apre in fondo alla Corte Malatestiana. La sezione prende questo nome dall'imponente pala di S. Michele dei Morganti, ora collocata nella Sala Grande. Sono esposti in prevalenza dipinti del Settecento con un'ampia raccolta di opere prodotte dai pittori locali come il vadese Francesco Mancini, di cui ricordiamo la grande pala proveniente dalla chiesa di Santa Cristina raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Cristina, Francesco e Felice da Cantalice. Nutrito è il numero di tele realizzate dal fanese Sebastiano Ceccarini, tra cui citiamo tre grandi opere di soggetto biblico: Davide e Abigail, Eliezer e Rebecca, Giuditta e Oloferne. Altri artisti fanesi qui rappresentati sono il figlio del Ceccarini, Giuseppe, e Paterniano Fanelli. L'esposizione prosegue con la parte dedicata alla ritrattistica, dove sono raccolte opere del fanese Carlo Magini. Accanto a questa si aprono, infine, due sezioni adiacenti dedicate al paesaggio ed alla natura morta: la prima espone tele assegnate al pittore napoletano Alessio De Marchis e alla sua scuola, mentre la seconda racchiude una serie di quattro tavolette di forma ottagonale la cui produzione è da attribuirsi alla scuola marchigiano-romagnola e tre tele di scuola emiliana.

Sala del XIX e XX secolo
Salendo la scala interna alla Sala Morganti si entra nella sezione dedicata alle opere del XIX e XX secolo. Qui sono esposti dipinti di stili estremamente difformi. La raccolta si apre con opere del XIX secolo evocanti il Neoclassicismo accademico, come i quattro ritratti eseguiti dal pittore riminese Clemente Albèri. Segue poi quello di  di Maria Henriette d'Austria Regina del Belgio, eseguito da Michele Gordigiani, di macchiaiola impronta. Di Giovanni Pierpaoli, definito il maggior pittore fanese attivo nel XIX secolo, sono esposti due diversi soggetti: Autoritratto e Agar col figlio nel deserto, nel quale è facilmente identificabile la cultura accademica dell'artista. Alcuni dei dipinti che seguono sono rappresentativi di una visione popolaresca e borghese, tipica delle piccole vicende umane, chiaramente in armonia con il tratto sentimentale classico della letteratura della seconda metà dell'Ottocento. Ne sono testimonianza i due quadretti dei fratelli Induno e l'interpretazione intimista-verista de La convalescente, dipinta dal fanese Giusto Cespi in epoca giovanile. Le innovazioni dell'arte del XX secolo si colgono nell'esecuzione tecnica ed iconografica del Ritratto di fanciulla, opera della maturità artistica del pittore, veneziano di adozione, Ettore Tito e si evolvono nella produzione locale e marchigiana, espressa dal gruppo dei pittori esposti nell'ultimo settore della sala, testimonianza di un'identità basata sulla ricerca del vero e della limpidezza emotiva.

Museo Civico Archeologico

Statua virile in nudità eroica

La sezione archeologica è articolata in sei sale distribuite al piano terreno (Sala della Preistoria e della Protostoria, Sala degli Arredi, Sala delle iscrizioni e della statuaria romana, Sala della Fortuna, Sala dei cippi e delle anfore, Sala del Nettuno) e nel sottoportico. La sezione accoglie reperti preistorici, protostorici e romani provenienti dalle collezioni private, dal mercato antiquario, da rinvenimenti casuali e da scavi effettuati sia internamente sia esternamente del perimetro di Fanum Fortunae.

Sala della Preistoria e della Protostoria
L'itinerario della sala inizia presentando manufatti di pietra del Paleolitico inferiore sino alle fasi più recenti testimoniate da materiali che vanno dal Neolitico, all'età del Bronzo e del Ferro. Ricordiamo i reperti rinvenuti presso la foce del torrente Arzilla e quelli in località Chiaruccia. Sono qui esposti, inoltre, frammenti in ceramica, strumenti in osso ed in bronzo. All'interno delle vetrine è possibile ammirare: un corredo tombale risalente all'età del Ferro, proveniente da Monte Giove, un bellissimo cratere attico, una spada in bronzo da Fosso Sejore, e ancora fibule, pendagli, ciotole ed un bronzetto di offerente.

Sala degli arredi
Vi sono raccolti oggetti d'uso domestico di epoca romana quali recipienti in vetro e vasellame da mensa in terracotta. Si tratta di reperti provenienti da vecchi scavi dei quali non si ha notizia. Una vetrina è dedicata all'esposizione di lucerne in terracotta; sono poi esposte alcune urne cinerarie, tegole funerarie ed il noto cippo graccano.

Sala dei cippi e delle anfore
In questa sala sono collocati quattro cippi miliari cilindrici provenienti dalla via Flaminia dedicati a vari imperatori e anfore di produzione genericamente adriatica. Una vetrina accoglie tappi di anfore, un frammento di mortaio in marmo, parti scultoree ed un disco “oscillum” in terracotta raffigurante una maschera di sileno.

Sala della Fortuna
La sala trae il proprio nome dalla statua della dea fortuna (I-II secolo d.C.), rinvenuta, assieme ad altre cinque statue ed un altare, fra il 1946 e il 1948 nell'area del Palazzo Vescovile. Fra le opere, di notevole interesse è un frammento di bassorilievo mitriaco raffigurante una figura virile seminuda con le ali, identificabile con Chronos e relativa al culto orientale di Mitra. Alla stessa divinità pare debba ricollegarsi anche l'altare marmoreo iscritto, dedicato al Sol Invictus. Rientrano nel tradizionale pantheon greco-romano la testa di Ercole, la statua di Diana Cacciatrice, entrambe di età antonina, e la triade divina probabilmente raffigurante al centro Apollo fra la madre Latona e la sorella Diana, della prima età imperiale.

Sala del Nettuno
Sono qui esposti frammenti di trabeazioni e cornici marmoree, rocchi di colonna, resti pavimentali in terracotta, un mosaico a tessere bianche e nere raffigurante Nettuno con il tridente sulla quadriga di cavalli marini ed un grande capitello in marmo, appartenente all'ordine architettonico corinzio proveniente dagli scavi del principale teatro romano di Fanum Fortunae.

Sottoportico
Nel sottoportico si ammira il noto mosaico della pantera, decorazione musiva a tessere bicrome risalente, molto probabilmente, alla metà circa del II secolo d.C., rinvenuto nel 1952 nei pressi dell'Arco di Augusto. Accanto ad esso trovano posto un grande dolium in terracotta per la conservazione degli alimenti quali cereali e legumi, proveniente dalle campagne di Caminate e tre esemplari ben conservati di sarcofagi paleocristiani “a casa” databili attorno al V-VI secolo d.C.

Sala delle iscrizioni e della statuaria romana
La sala si apre al visitatore con la monumentale statua dell'Imperatore Claudio rinvenuta, come il piccolo Britannico ed i ritratti di Domiziano e Vespasiano, nello scavo di Piazza Amiani. Proviene invece dall'antico acquedotto un torso di statua virile in nudità eroica, che si considera una rielaborazione del II secolo di un originale greco. Spicca fra i ritratti femminili quello di una giovane donna dall'elaborata acconciatura attribuito ad Ottavia, sorella di Augusto. Completa la rassegna l'erma bifronte di un giovane satiro e un vecchio sileno, appartenente ad una classe di monumenti a carattere decorativo. Infine è possibile ammirare la raccolta epigrafica, che comprende lapidi funerarie ed iscrizioni relative ad opere di pubblica utilità. La raccolta ricorda personaggi, collegi sacerdotali, magistrature e corporazioni dell'antica Colonia Julia Fanestris. Menzioniamo, fra le iscrizioni di opere di pubblica utilità, quella riferita alle terme restaurate ed ampliate da T. Varius Rufinus, ricordato quale cavaliere e magistrato municipale.

Indirizzo

Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo "Malatestiano"www.comune.fano.ps.it/cultura Palazzo Malatestiano, Piazza XX Settembre, 4 61032 Fano Tel. 0721/828362

Orario di apertura

ORARIO INVERNALE
dal 16 settembre al 14 giugno
mattino: dal martedì' al sabato 9.00 - 13.00; domenica 10.30 - 12.30
pomeriggio: martedì, giovedì 15.00 - 18.00; domenica 16.00-18.00

chiuso il lunedì


ORARIO ESTIVO
dal 15 giugno al 15 settembre
mattino: dal martedì al sabato 9.00 - 13.00
pomeriggio: martedì, giovedì e domenica 17.00 - 20.00

Apertura serale dal 1 luglio al 31 agosto: martedì e giovedì 17.00 - 23.00

chiuso il lunedì

Ingresso

Tariffa ordinaria € 4,00
Tariffa agevolata € 2,00 per gruppi non inferiori a 10 persone e per persone oltre i 65 anni

Ingresso gratuito: studenti, scolaresche della scuola dell'obbligo, soci I.C.O.M. e Archeoclub, personale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, docenti e studenti iscritti alle Accademie di Belle Arti, portatori di handicap e un loro accompagnatore. 

Bibliografia

  • A. Bianchini, L. Gorgolini, D.Pela, D.Sacco, Panorami di Cultura nella Provincia di Pesaro e Urbino, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2004
  • AA.VV. I Musei delle Marche. Guide Skira, a cura di M.Paraventi, Skira Editore, Milano, 2008
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