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Provincia di Pesaro e Urbino
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Necropoli Picena di Novilara

Descrizione e Cenni storici

La necropoli di Novilara rappresenta un eccezionale documento della presenza picena nel territorio a nord di Ancona, per la ricchezza dei corredi tombali, per il rinvenimento di steli iscritte e figurate, per la sistematicità degli scavi effettuati alla fine dell’Ottocento e per l’ampia pubblicazione che ne è seguita.

Già nel Seicento circolavano sul mercato antiquario pesarese fibule con nuclei d’ambra provenienti, con molta probabilità dalla necropoli, ma i primi scavi, effettuati nel fondo Servici, in maniera quasi clandestina dal Conte Bonamini risalgono al 1873.

Un altro saggio di scavo a scopo dimostrativo fu praticato nel 1891 alla presenza di Ciro Antaldi, conservatore presso il Museo Oliveriano, dell’epigrafista tedesco Bormann e dell’archeologo Gamurrini, che pubblicò la scoperta nella rivista “Notizie degli Scavi”.

Successivamente, fra il 1892 e il 1893, furono condotte dal Brizio indagini archeologiche sistematiche nel fondo Servici e nell’adiacente podere Molaroni, dove vennero scoperte quasi duecento tombe con relativi corredi, poi esposti in una sala del Museo Oliveriano.

Le campagne di scavo furono riprese nel 1912 da Dall’Osso, ma i corredi delle trenta sepolture rinvenute, trasferiti al Museo Archeologico Nazionale delle Marche, andarono in gran parte perduti nel 1944, durante il bombardamento aereo che colpì Ancona. Recentemente la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche ha ripreso lo scavo.

Le oltre trecento tombe portate alla luce nei terreni Servici e Molaroni facevano parte di una vasta necropoli picena, databile fra la fine del IX e la metà del VI secolo a.C., di cui non sono ben definibili né l’articolazione interna, né i limiti.

L’abitato, cui essa si collegava, probabilmente unico e non molto esteso, non è localizzabile con certezza, ma doveva comunque essere posto nelle vicinanze, forse nel tratto mediano dello stesso Colle di Santa Croce, un luogo strategico a cavaliere delle teste vallive del fosso dei Condotti e del fosso Seiore, dove le tracce di insediamento umano risalgono già all’età del Bronzo Recente (XIV-XIII secolo a.C.).

La comunità protostorica controllava un approdo marittimo e si inseriva in una fitta rete di intensi traffici costieri e transadriatici, come attestano le ambre, i vasi dauni, gli incensieri villanoviani, gli elmi conici e gli altri oggetti provenienti dalle sepolture e la notissima scena di battaglia navale, trovata qualche chilometro più a nord a San Nicola in Valmanente il tipo delle sepolture e la composizione dei corredi assegnano la necropoli di Novilara alla Civiltà Picena, ma nulla dicono sull’identità etnica della popolazione locale.

Il brevissimo testo in alfabeto etrusco arcaico, leggibile sull’unica stele iscritta trovata in frammenti nella necropoli, è linguisticamente inclassificabile, così come le altre iscrizioni in arenaria dette di Novilara, forse provenienti da San Nicola in Valmanente, come quella con battaglia navale.

La più significativa è quella di dodici righe, da leggere da destra a sinistra, conservata al Museo Preistorico ed Etnografico “L. Pigorini” di Roma, che sul verso reca scene di battaglia e di lotta con animali selvaggi.

La necropoli di Novilara si articola in due settori topograficamente separati, ma vicini, noti come necropoli Molaroni e necropoli Servici.

Fra i due sepolcreti sussistono differenze cronologiche: infatti mentre i primi corredi funerari del podere Molaroni risalgono alla fine del IX e agli inizi dell’VIII secolo a.C., quelli del podere Servici si datano alla metà dell’VIII secolo a.C.. Entrambe le necropoli terminano, invece, quasi contemporaneamente intorno al 600 a.C..

Nel sepolcreto Molaroni sono state scavate 142 tombe, tutte a inumazione, dove il defunto era deposto rannicchiato all’interno di semplici fosse rettangolari, praticate nel terreno argilloso.

Anche nelle 121 tombe del sepolcreto Servici il tipo di sepoltura era lo stesso. Solo due sepolture furono praticate con il rito della cremazione: le ceneri del defunto furono deposte entro un’urna collocata all’interno di un semplice pozzetto, con corredi diversi rispetto a quelli degli inumati; in base a questi elementi è facile ipotizzare che si tratti di stranieri.

Sono state individuate anche sepolture di bambini in numero consistente, a riprova che la mortalità infantile era molto alta.

Rispetto al Molaroni il sepolcreto Servici presenta comunque caratteri di maggiore complessità: era delimitato a nord-est da un fossato lungo oltre m 40 e in superficie, almeno le sepolture più importanti, erano segnalate da cippi e stele.

Inoltre si è notata una sorta di divisione in settori: infatti un gruppo di 12 tombe era racchiuso, all’interno di un’area rettangolare, da un muricciolo in pietre.

Forse si trattava di un raggruppamento di defunti che appartenevano tutti alla stessa famiglia.

Quasi tutte le sepolture delle due necropoli erano dotate di un corredo, composto da oggetti deposti sul fondo della fossa accanto al defunto.

I materiali rinvenuti appartengono a due diverse fasi cronologiche: la più antica di VIII secolo a.C. corrisponde alla seconda fase della prima età del Ferro italiana e della Civiltà Picena; i corredi più recenti sono databili al VII secolo a.C., quando si avvertono ormai in tutta l’area medioadriatica le innovazioni tipiche delle facies orientalizzanti tirreniche, legate alla presenza di coloni greci in Sicilia e nell’Italia meridionale.

Durante la prima età del Ferro le tombe erano caratterizzate da corredi piuttosto poveri, composti da due o tre oggetti, che appartengono all’abbigliamento del defunto o si riferiscono alle attività praticate in vita, mentre i recipienti in ceramica sono scarsamente utilizzati.

Le tombe maschili sono contraddistinte dalla presenza di punte di lancia a lama fogliata, spade, pugnali e coltellacci a dorso ricurvo, armi in bronzo, ma per lo più in ferro, che attestano l’importanza dell’attività guerriera all’interno della comunità di Novilara.

In alcune sepolture erano stati riposti elmi, prerogativa dei capi militari: i più diffusi erano quelli a calotta conica in bronzo con cimiero applicato, simile a quelli presenti nella vicina Verucchio, nell’entroterra riminese, e in Istria.

I corredi delle tombe femminili erano costituiti da oggetti di abbigliamento e ornamento personale: pendenti e placchette in osso o ambra romboidali o trapezoidali, perle di pasta vitrea blu, gialla bianca, che, infilate, andavano a formare collane composte da parecchi giri, orecchini, costituiti da anelli d’ambra, che pendevano da cerchietti a spirale di filo bronzeo.

Le dita delle defunte erano ornate da anelli di fili di bronzo a uno o più avvolgimenti, mentre le vesti erano trattenute da spilloni bronzei, simili a quelli maschili, ma per lo più da fibule, spille tipiche dell’abbigliamento femminile.

Le forme documentate a Novilara sono molteplici e le più diffuse sono le fibule ad occhiali, a sanguisuga o ad arco ribassato, a volte in filo di bronzo con inseriti grossi nuclei d’ambra.

La grande quantità di ambra lavorata nelle forme più svariate è una costante dei corredi piceni.

Questa resina fossile, attestata anche presso altre civiltà italiche, proveniva dalle lontane regioni baltiche e giungeva nella penisola tramite lunghi percorsi che attraversavano l’Europa.

Dato che le donne si occupavano della cura della casa, dell’allevamento dei bambini, ma praticavano anche l’attività della filatura e della tessitura, all’interno delle sepolture femminili abbondano anche fusaiole, rocchetti, pesi da telaio e aghi.

All’interno delle tombe venivano deposti anche vasi in ceramica, perché il morto potesse servirsi di tali oggetti nell’Aldilà.

I recipienti tipici di questa fase sono realizzati in ceramica d’impasto e sono il kantharos (vaso con doppia ansa) a bocca ovale, il kothon, una tipica tazza a corpo lenticolare con ansa a maniglia rialzata e bottone terminale, decorata da motivi geometrici incisi, e scodellini troncoconici con decorazione a cordone applicati.

I corredi del periodo orientalizzante, databili fra la seconda metà dell’VIII e gli inizi del VI secolo a.C., sono composti da un numero maggiore di oggetti, anche di un certo pregio e segnalano la presenza di differenze sociali all’interno della comunità, in cui si distingue un ceto egemone.

Questi personaggi di rango, ispirandosi alle coeve aristocrazie dell’Italia meridionale e tirrenica, inseriscono nelle loro sepolture oggetti di importazione, come gli amuleti egittizzanti in pasta vitrea, ma soprattutto arredi, utensili e vasellame per il banchetto, che seguono le nuove mode orientalizzanti, diffuse fra i coloni greci d’Occidente.

Nelle tombe maschili compaiono vari servizi in ceramica d’impasto, che, oltre al kantharos e al kothon, comprendono olle, scodelle a orlo rientrante e coppe su alto piede e a largo labbro.

Sempre al rito del banchetto si collega la presenza di spiedi, di grossi uncini a più punte per prendere la carne e di coltelli per tagliare i cibi, utensili ormai tutti in ferro.

Tra le armi di offesa, anch’esse in ferro, alle punte di lancia e di giavellotto si associano spesso spade con fodero di legno rivestito in lamina di bronzo e pugnali più corti con elsa a stami e fodero in ferro.

Fra le armi da difesa, meno comuni e riservate ai capi, solo la presenza di un umbone ovale in bronzo della tomba Servici 60, può far ipotizzare la presenza in quel corredo di uno scudo in legno o in altro materiale deperibile, mentre i pochi elmi documentati sono sempre più del tipo a calotta composta da lamine bronzee.

Nell’abbigliamento personale le fibule sostituiscono ormai gli spilloni: i tipi più frequenti sono le fibule a drago e quelle a navicella, con staffa lunga. Gli oggetti ornamentali sono sempre più numerosi e assumono fogge complesse.

Oltre alle fibule più semplici a sanguisuga di piccole dimensioni o a corpo d’ambra, sono documentate fibule a drago o a grande navicella romboidale con lunga staffa.

Fra i monili, accanto alle perline in pasta vitrea e ai ciondoli d’ambra, compaiono pettorali in lamina di bronzo, che alle estremità presentano teste di uccelli acquatici, secondo lo schema della “barca solare”, a cui sono appese lunghe catenelle bronzee.

Le braccia erano ornate da bracciali a spirale o a capi sovrapposti in verga di ferro o di bronzo.

Sono documentate anche cinture in bronzo, formate da una fitta maglia di anellini con pendaglietti a goccia appesi al bordo inferiore.

Fra gli utensili in bronzo sono attestati nettaunghie e curaorecchie, decorati da figure umane di gusto geometrico.

Anche in questa fase più recente le fusaiole e i pesi da telaio d’impasto e le conocchie in bronzo documentano una fervida attività della filatura svolta dalle donne di Novilara.

In base alle analisi effettuate sugli scheletri conservati al Museo Oliveriano di Pesaro, che costituiscono quindi solo una piccola percentuale delle sepolture scavate, si è determinato che l’altezza media per gli uomini era di m 1,66, mentre le donne raggiungevano m 1,55.

In genere l’età media della morte si aggira sui 36 anni; in particolare si segnalano molti decessi fra i 20 e i 29, in prevalenza fra soggetti femminili, mentre coloro che superano i 55 anni sono uomini.

Lo studio ha consentito anche di individuare alcune patologie della cavità orale (atrofia alveolare, tartaro, ascessi, carie e usura dei denti), alcune lesioni di tipo traumatico, dovute a ferite provocate da armi da taglio, fenomeni di artrosi e di periostite, un’alterazione provocata da infiammazione degli arti inferiori.

ll luogo in cui è venuta alla luce la necropoli di Novilara è ora segnalato da pannelli esplicativi posti lungo il sentiero attrezzato Santa Croce, che si estende nella valle dei Condotti, così detta per la presenza di pozzetti di ispezione, emergenti dal terreno.

Questi segnalano il percorso principale e le numerose diramazioni del sotterraneo acquedotto romano di Pesaro, la cui sorgente principale è posta proprio presso Novilara, a m 133 s.l.m..

I 140 pozzetti hanno sezione circolare o quadrata, anzi talvolta le due sezioni sono sovrapposte verticalmente nella stessa struttura. Sono costruiti in laterizio e i mattoni usati per i pozzetti a sezione circolare sono appositamente sagomati, mentre le pareti interne presentano tacche, che facilitano la discesa.

Al Centro di Documentazione di Novilara sono esposti calchi delle stele e alcuni corredi delle tombe di Novilara.

Pannelli didattici illustrano la storia del territorio novilarese e le caratteristiche architettoniche dell’acquedotto romano.


Indirizzo

Necropoli Picena di Novilara località Novilara 61122 Pesaro Tel. 0721/33344 Fax 0721/370365
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