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Provincia di Pesaro e Urbino
Sito in fase di aggiornamento a seguito del riordino delle Province (L. 56/14 e L.R. Marche 13/15)

Teatro della Fortuna

Descrizione sede

periodo di costruzione: 1845-1863
progettista: Luigi Poletti
decoratori e scenografi: Francesco Grandi, Mariano e Gioacchino Grassi, Giuliano Corsini, Romolo e Tancredi Liverni
restauri: 1890-93 (ripristino volta a cura dell’architetto Ugo Ojetti); 1930-36 (restauro generale dopo il terremoto del 30 ottobre 1930 a cura dell’ingegner Carlo Ughi), 1950-1996 (restuaro-ristrutturazione in seguito ai danni bellici dell’estate 1944 a cura del Genio Civile Provinciale fino al 1957, dell’ingegner Cesare Eusebi fino al 1970, delle Soprintendenzee ai Beni Ambientali e Architettonici e ai Beni Artistici e Storici delle Marche fino al 1997; progetto di consolidamente della sala teatrale ingegner Cesare Eusebi, progetto generale di ristrutturazione-restauro architetto Giovanni Battista Fabbri, progetto apparati scenotecnici professor Raul Farolfi, direzione dei lavori ingegner Vittorio Luzi)
periodi di inattività: 1890-1893, 1930-1936, 1944-1997
condizioni attuali: agibile
tipologia: sala con tre ordini di palchi e loggione a balconata                      
capienza: 800 circa

Cenni storici

Funge da facciata all’edificio il trecentesco Palazzo del Podestà con la moderna Torre Civica, ricostruita dopo i gravi danni bellici subiti dal fabbricato nell’estate del 1944.

Sia gli atri che il soprastante ridotto del teatro si innestano pertanto nel corpo dell’antico palazzo, mentre la sala degli spettacoli con il relativo palcoscenico si estende sull’area retrostante.

Il primo spazio teatrale fanese, posto al piano superiore del medesimo palazzo, fu la Sala della Commedia, resa stabile con palco e scena fissi a partire dal 1556.

Nello stesso luogo fu poi eretto fra il 1665 e il 1677 il primo Teatro della Fortuna, opera del celebre scenografo e scenotecnico fanese Giacomo Torelli.
Dotato di cinque ordini di palchi e di un vasto palcoscenico perfettamente attrezzato, il teatro torelliano ebbe le scene e le decorazioni rinnovate nel 1718-19 da Ferdinando Bibiena (coadiuvato dal figlio Antonio) e si mantenne in attività fino al carnevale del 1839.

Dopo un primo progetto non realizzato, opera del fanese Angelo Innocenzi e del riminese Filippo Morolli, l’attuale secondo Teatro della Fortuna è stato invece eretto fra il 1845 e il 1863 dall’architetto modenese Luigi Poletti, autore anche dei teatri di Terni e di Rimini.

In entrambe quelle sale, scomparse sotto i bombardamenti nel corso dell’ultima guerra, erano evidenti analogie organiche ed identità di composizione con la sala fanese; risultava per anche evidente la perfezione raggiunta in quest’ultima dove vennero eliminati tutti gli squilibri e creata una perfetta armonia di masse e di linee. Effetto a cui il Poletti aveva mirato e per cui ebbe a scrivere:

"Il concetto di quei due teatri [Terni e Rimini] come del terzo [Fano] part da un sistema che mi ero creato con studio anteriore di ben sedici anni su quegli edifici, percorrendo tutte le teorie degli antichi e dei moderni. Vidi che i primi non convenivano ai nostri costumi ed i secondo erano un accozzamento di parti senza regole fisse e senza buon effetto [...]. Conobbi che era necessaria una riforma la quale fissasse delle norme certe e generali, tanto rapporto alla curva quanto alle condizioni del meglio vedere e del meglio sentire, non esclusa quella di migliorarne la bellezza, eliminando que'sconci alveari che ancora deturpano gli odierni teatri e introducendovi tutte le comodità".

Imponente e severo, lungo il perimetro a ferro di cavallo della platea, è l’alto basamento anfiteatrale che regge la sporgenza del primo ordine (21 palchi), ampia e decorata fra palco e palco da piccole sfingi alate.

Qui, retrostanti di un metro, dominano severi i pilastri in muratura che reggono la sporgenza del secondo ordine (altri 21 palchi) con relative mensole e che sostengono il peristilio corinzio su cui posano il fregio e la cornice della trabeazione, coronata da attico decorato da statue, che funge da parapetto al loggione.

A metà circa dell’altezza, fra i fusti delle colonne elegantemente scanalate, alleggerisce il tutto l’impalcatura con classico parapetto a grata che delinea il terzo ordine (12 palchi e galleria centrale) ed è di grande effetto per il motivo del traforo che si ripresenta, variamente risolto, anche nel parapetto del loggione a balconata aperta e che bene si presta ad evitare il ripetersi monotono dei parapetti a fascia che caratterizzano invece i due ordini inferiori, abbelliti questi dalle decorazioni a stucchi dorati realizzate su disegno del Poletti dall’urbinate Giuliano Corsini.

Al Corsini si doveva anche la realizzazione dell’artistico motivo a corone concentriche della volta, fedelmente rifatta dopo le ricordate distruzioni belliche, nei cui tondi e riquadri (ora rimasti vuoti) campeggiavano vivaci tempere del romano Francesco Grandi, raffiguranti i ‘Fasti di Apollo’, i ‘Genietti delle Arti’ e sette delle nove ‘Muse’.

Del Grandi si è fortunatamente salvato il bellissimo sipario in cui è raffigurato un immaginario ‘Ingresso di Cesare Ottaviano Augusto nell’antica Fanum Fortunae’.
L’Imperatore è riprodotto, ritto sul carro tirato da quattro candidi destrieri, mentre riceve l’omaggio dei magistrati e dei cittadini.

Fra i primi, degna di nota, è l’immagine dell’architetto Marco Vitruvio Pollione, raffigurato con le fattezze del Poletti, che tiene in mano il disegno della Basilica da lui eretta in Fano e che campeggia sullo sfondo dell’antica città, idealmente ricomposta con le sue mura e torrioni, con il faro e con l’imponente porta a tre fornici (il cosiddetto ‘Arco d'Augusto’) posta a far da fondale alla via Flaminia.
Un’opera, pur nel suo rigore accademico, decisamente pregevole, piena di colore e magistralmente disegnata, integrata un tempo nella parte superiore da un ricco ‘arlecchino’ oggi perduto, appeso al grande architrave piano a lacunari dell’imponente boccascena. Perduto è purtroppo anche il secondo sipario o ‘comodino’, realizzato dal noto scenografo faentino Romolo Liverani con la collaborazione del figlio Tancredi, insieme con l’intero corredo scenico.

Quanto al palcoscenico, il settore decisamente meno felice dell’intera costruzione a causa della scarsità di spazio in profondità di cui potè disporre il Poletti, autore dei macchinari e apparati (compreso il meccanismo che consentiva il sollevamento della platea fino all'altezza del palcoscenico in occasione di feste e veglioni) fu il riminese Giuseppe Rastelli, ma oggi nulla più resta, essendo stato tutto rinnovato su progetto del noto scenotecnico Raoul Farolfi.

Capienti e ben articolati gli atri ricavati all’interno degli antichi loggiati mediano e posteriore del ricordato Palazzo del Podestà: il primo vivacemente decorato alla pompeiana ad opera dei fratelli romani Mariano e Gioacchino Grassi su cartoni del Poletti, il secondo facente corpo unico con i due scaloni che conducono ai palchi e al ridotto e che si affacciano sui due lati minori con le relative balconate sostenute da colonne giganti. Adeguatamente restaurati, tali atri conservano ancora oggi l’aspetto originario, mentre completamente mutato è il capace ridotto del piano superiore (noto anche come Sala Verdi), rinnovato in linee del tutto moderne come sala per concerti e convegni su disegno dell’architetto Giambattista Fabbri, lo stesso che ha progettato il nuovo corpo di fabbrica in alluminio e vetro (destinato ai camerini e ai servizi di scena) che sovrasta il portico ottocentesco della ex pescheria sul lato settentrionale del teatro.

Dopo cinquant’anni e più di forzata chiusura il teatro è oggi in attività, interamente restaurato nelle sue parti monumentali e completamente ristrutturato negli impianti e servizi.

Attività

Per le informazioni sulla stagione teatrale consulta il sito di Amat Marche

Bibliografia

A. Bianchini, L. Gorgolini, D.Pela, D.Sacco, Panorami di Cultura nella Provincia di Pesaro e Urbino, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2004.

Indirizzo

Teatro della Fortuna www.teatrodellafortuna.it p.zza XX Settembre 61032 Fano Tel. 0721/800750
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